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Una
notte,
verso
la
fine
d'agosto,
proprio
nel
colmo
della
peste,
tornava
don
Rodrigo
a
casa
sua,
in
Milano,
accompagnato
dal
fedel
Griso,
l'uno
de'
tre
o
quattro
che,
di
tutta
la
famiglia,
gli
eran
rimasti
vivi.
Tornava
da
un
ridotto
d'amici
soliti
a
straviziare
insieme,
per
passar
la
malinconia
di
quel
tempo:
e
ogni
volta
ce
n'eran
de'
nuovi,
e
ne
mancava
de'
vecchi.
Quel
giorno,
don
Rodrigo
era
stato
uno
de'
più
allegri;
e
tra
l'altre
cose,
aveva
fatto
rider
tanto
la
compagnia,
con
una
specie
d'elogio
funebre
del
conte
Attilio,
portato
via
dalla
peste,
due
giorni
prima.
Camminando
però,
sentiva
un
mal
essere,
un
abbattimento,
una
fiacchezza
di
gambe,
una
gravezza
di
respiro,
un'arsione
interna,
che
avrebbe
voluto
attribuir
solamente
al
vino,
alla
veglia,
alla
stagione.
Non
aprì
bocca,
per
tutta
la
strada;
e
la
prima
parola,
arrivati
a
casa,
fu
d'ordinare
al
Griso
che
gli
facesse
lume
per
andare
in
camera.
Quando
ci
furono,
il
Griso
osservò
il
viso
del
padrone,
stravolto,
acceso,
con
gli
occhi
in
fuori,
e
lustri
lustri;
e
gli
stava
alla
lontana:
perchè,
in
quelle
circostanze,
ogni
mascalzone
aveva
dovuto
acquistar,
come
si
dice,
l'occhio
medico.
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