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Divenendo
sempre
più
difficile
il
supplire
all'esigenze
dolorose
della
circostanza,
era
stato,
il
4
di
maggio,
deciso
nel
consiglio
de'
decurioni,
di
ricorrer
per
aiuto
al
governatore.
E,
il
22,
furono
spediti
al
campo
due
di
quel
corpo,
che
gli
rappresentassero
i
guai
e
le
strettezze
della
città:
le
spese
enormi,
le
casse
vote,
le
rendite
degli
anni
avvenire
impegnate,
le
imposte
correnti
non
pagate,
per
la
miseria
generale,
prodotta
da
tante
cause,
e
dal
guasto
militare
in
ispecie;
gli
mettessero
in
considerazione
che,
per
leggi
e
consuetudini
non
interrotte,
e
per
decreto
speciale
di
Carlo
V,
le
spese
della
peste
dovevan
essere
a
carico
del
fisco:
in
quella
del
1576,
avere
il
governatore,
marchese
d'Ayamonte,
non
solo
sospese
tutte
le
imposizioni
camerali,
ma
data
alla
città
una
sovvenzione
di
quaranta
mila
scudi
della
stessa
Camera;
chiedessero
finalmente
quattro
cose:
che
l'imposizioni
fossero
sospese,
come
allora
s'era
fatto;
la
Camera
desse
danari;
il
governatore
informasse
il
re,
delle
miserie
della
città
e
della
provincia;
dispensasse
da
nuovi
alloggiamenti
militari
il
paese
già
rovinato
dai
passati.
Il
governatore
scrisse
in
risposta
condoglianze,
e
nuove
esortazioni:
dispiacergli
di
non
poter
trovarsi
nella
città,
per
impiegare
ogni
sua
cura
in
sollievo
di
quella;
ma
sperare
che
a
tutto
avrebbe
supplito
lo
zelo
di
que'
signori:
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