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"Scappa,
scappa,
galantuomo:
lì
c'è
un
convento,
ecco
là
una
chiesa;
di
qui,
di
là,"
si
grida
a
Renzo
da
ogni
parte.
In
quanto
allo
scappare,
pensate
se
aveva
bisogno
di
consigli.
Fin
dal
primo
momento
che
gli
era
balenato
in
mente
una
speranza
d'uscir
da
quell'unghie,
aveva
cominciato
a
fare
i
suoi
conti,
e
stabilito,
se
questo
gli
riusciva,
d'andare
senza
fermarsi,
fin
che
non
fosse
fuori,
non
solo
della
città,
ma
del
ducato.-Perchè,-aveva
pensato,-il
mio
nome
l'hanno
su'
loro
libracci,
in
qualunque
maniera
l'abbiano
avuto;
e
col
nome
e
cognome,
mi
vengono
a
prendere
quando
vogliono.
-E
in
quanto
a
un
asilo,
non
vi
si
sarebbe
cacciato
che
quando
avesse
avuto
i
birri
alle
spalle.-Perchè,
se
posso
essere
uccel
di
bosco,-aveva
anche
pensato,-non
voglio
diventare
uccel
di
gabbia.-Aveva
dunque
disegnato
per
suo
rifugio
quel
paese
nel
territorio
di
Bergamo,
dov'era
accasato
quel
suo
cugino
Bortolo,
se
ve
ne
rammentate,
che
più
volte
l'aveva
invitato
a
andar
là.
Ma
trovar
la
strada,
lì
stava
il
male.
Lasciato
in
una
parte
sconosciuta
d'una
città
si
può
dire
sconosciuta,
Renzo
non
sapeva
neppure
da
che
porta
s'uscisse
per
andare
a
Bergamo;
e
quando
l'avesse
saputo,
non
sapeva
poi
andare
alla
porta.
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