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Il
sole
non
era
ancor
tutto
apparso
sull'orizzonte,
quando
il
padre
Cristoforo
uscì
dal
suo
convento
di
Pescarenico,
per
salire
alla
casetta
dov'era
aspettato.
E
Pescarenico
una
terricciola,
sulla
riva
sinistra
dell'Adda,
o
vogliam
dire
del
lago,
poco
discosto
dal
ponte:
un
gruppetto
di
case,
abitate
la
più
parte
da
pescatori,
e
addobbate
qua
e
là
di
tramagli
e
di
reti
tese
ad
asciugare.
Il
convento
era
situato
(e
la
fabbrica
ne
sussiste
tuttavia)
al
di
fuori,
e
in
faccia
all'entrata
della
terra,
con
di
mezzo
la
strada
che
da
Lecco
conduce
a
Bergamo.
Il
cielo
era
tutto
sereno:
di
mano
in
mano
che
il
sole
s'alzava
dietro
il
monte,
si
vedeva
la
sua
luce,
dalle
sommità
de'
monti
opposti,
scendere,
come
spiegandosi
rapidamente,
giù
per
i
pendii,
e
nella
valle.
Un
venticello
d'autunno,
staccando
da'
rami
le
foglie
appassite
del
gelso,
le
portava
a
cadere,
qualche
passo
distante
dall'albero.
A
destra
e
a
sinistra,
nelle
vigne,
sui
tralci
ancor
tesi,
brillavan
le
foglie
rosseggianti
a
varie
tinte;
e
la
terra
lavorata
di
fresco,
spiccava
bruna
e
distinta
ne'
campi
di
stoppie
biancastre
e
luccicanti
dalla
guazza.
La
scena
era
lieta;
ma
ogni
figura
d'uomo
che
vi
apparisse,
rattristava
lo
sguardo
e
il
pensiero.
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